Subire un torto da un collega: vendetta o perdono?

In Psicologia Clinica Adulti, Psicologia del Lavoro di Centro PSY

Condividere la quotidianità sempre con le stesse persone, magari chiusi tra “quattro mura”, a volte può risultare difficoltoso.

Ogni persona difatti è un mondo a sè, con le proprie abitudini, il proprio carattere, i propri pregi e difetti.

Nel luogo di lavoro si è “obbligati” a coesistere con tutte queste differenze di personalità che possono portare a diverbi o incomprensioni più o meno gravi, che verosimilmente genereranno risentimenti.

A volte ci si scontra con colleghi invadenti, disturbatori, improduttivi o che assumono atteggiamenti atti a catturare l’attenzione dei capi.

Quando si subisce un torto sul lavoro, da parte di un collega, nasce quindi il “dubbio amletico”: vendicarsi o perdonare?

La vendetta

Inutile negare che, eccezion fatta per alcune personalità particolarmente remissive che per natura sono portate ad accettare di tutto senza reagire, quando si subisce un torto il primo impulso iniziale è di reagire vendicandosi.

Controllare la rabbia generata da una discussione non è sempre semplice ed il senso di rivalsa può, a volte,  prendere il sopravvento.

Ma a quali conseguenze può portare la vendetta in un ambito, quello lavorativo, dove volente o nolente si dovrà continuare a recarsi quotidianamente?

La risposta è molto semplice: a una spirale di ulteriori vendette trasversali, rendendo di fatto la convivenza con i colleghi ancora più difficile.

Seppur la vendetta sembra generare una sensazione di appagamento e di risarcimento del torto subito, in realtà allontana dalla condizione di tranquillità e serenità che dovrebbe essere presente sul luogo di lavoro, provocando tra l’altro un abbassamento della produttività stessa.

Il Focus della persona difatti si sposta dalla sua missione lavorativa verso la ricerca della vendetta per il torto subito, disperdendo energie che potrebbero essere impiegate, appunto, in ambito produttivo.

Questo discorso vale anche quando la la vendetta resta semplicemente una fantasia che non si concretizza.

In tal caso, rimuginare sui modi in cui si potrebbe controbilanciare il torto subito ha un impatto negativo sulla salute.

Infatti, è stato dimostrato che pensare costantemente a come mettere in pratica tali azioni innalza i livelli di stress ed indebolisce perfino il sistema immunitario.

Vendicarsi inoltre porta a una sorta di effetto domino, perché una volta ottenuta la vendetta, quello che prima era il carnefice, si sentirà vittima lui stesso di un sopruso.

Il perdono

Perdonare è difficilissimo tanto quanto definire il perdono stesso, perché composto da molte sfumature.

Il perdono difatti non consiste nel negare, minimizzare oppure scusare l’altra persona come se nulla fosse successo.

Perdonare, invece, implica una moltitudine di aspetti emotivi, comportamentali e cognitivi.

Il perdono, ad esempio, presuppone una trasformazione di quei sentimenti di ostilità e frustrazione in compassione ed empatia.

All’interno dei contesti organizzativi, si è visto che il perdono porta con sè risvolti positivi sia in termini di benessere personale che produttivo.

Si associa, infatti, non solo ad un abbassamento dei sintomi di stress, quali cefalea, ansia e depressione e ad una percezione maggiore del benessere psicofisico e del senso di autoefficacia, ma anche al miglioramento della produttività e della cooperazione con i colleghi.

Inoltre, il perdono produce un clima di fiducia ed innalza la qualità delle relazioni interpersonali

 

Le organizzazioni hanno quindi tutto l’interesse nel prendersi sempre maggiore cura del proprio personale, per preservare l’equilibrio della “collettività” e far sì che soprusi e vendette non minino anche la produttività stessa.

 

 

Dr. Roberto Prattichizzo

Psicologo Clinico – Psicoterapeuta

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