Rimproverare con urla i bambini? È controproducente!

In Psicologia Clinica, Psicologia Clinica Famiglia, Psicologia Clinica Infanzia, Psicologia Clinica Preadolescenti di Centro PSY

Rimproverare con urla i bambini sortisce un effetto controproducente. Oltre ad aumentare la loro insicurezza, li spinge a mettere in atto proprio quei comportamenti per cui sono stati sgridati.

Abusi verbali sui bambini

Urlare contro un bambino è un comportamento che può configurarsi come una vera e propria violenza psicologica.

 

Infatti gli abusi verbali hanno le medesime conseguenze di quelli fisici.

Tali evidenze sono il risultato di una ricerca scientifica effettuata nel corso di due anni dalla University of Pittsburg su una campionatura di ragazzini delle scuole medie.

Secondo questi studi, le urla, gli insulti, i rimproveri violenti fatti a scopo disciplinare provocano nei bambini l’insorgenza di sindromi depressive e di atteggiamenti reattivi anche di notevole gravità.

Sembra che gli abusi verbali provochino non soltanto danni immediati, ma anche in successive fasi di crescita, come nell’adolescenza.

Fermo restando che il ruolo dei genitori è quello di educare e di correggere qualsiasi comportamento sbagliato dei figli, è necessario che tali rimproveri vengano fatti senza abusi verbali e con approcci differenti.

È sempre utile ricorrere al dialogo ed alle spiegazioni piuttosto che alle minacce ed alle dannose punizioni.

Come rimproverare i bambini

Molto spesso accade che le urla dei genitori non dipendano da una reale volontà educativa ma piuttosto da uno scatto di nervi.

È necessario che l’educazione parta da presupposti ben precisi che dovrebbero incentrarsi sul dialogo e non sulle minacce.

La fermezza e la severità sono due requisiti fondamentali per impostare un percorso educativo, ma essi non possono mai venire imposti con violenza.

Un bambino che obbedisce per paura sarà probabilmente un adolescente indisciplinato, ribelle e poco incline ad equilibrati rapporti interpersonali.

La regola delle “Tre C”

Un rimprovero efficace dovrebbe seguire la regola delle “Tre C”.

 

Calma
Sarebbe buona regola che i genitori si rapportassero al bambino senza perdere la pazienza, per essere in grado di esporgli tutte le ragioni di un determinato comportamento o divieto. Esemplificando e chiarendo ogni punto, il bambino riesce ad accettare molto meglio il rimprovero.

Coerenza
Una volta che si impedisce qualcosa è indispensabile mantenersi fermi su tale decisione per offrire al bambino una base su cui edificare le proprie certezze. Se, al contrario, il genitore non è coerente, questo fatto destabilizza il figlio che non riesce più a comprendere quale sia la regola.

Costruttività
I bambini hanno bisogno di una guida che ispiri fiducia e che offra loro degli imput per costruire un comportamento equilibrato.

Importanza dell’esempio

Uno dei presupposti su cui impostare il proprio schema educativo è quello degli esempi.

Dimostrare in concreto la validità di un principio astratto è il modo migliore per convincere il bambino della giustizia di un rimprovero.

Esemplificando, inoltre, non si va a ledere l’autostima del bambino, ma gli si offrono gli strumenti più adatti per migliorare e crescere.

Servendosi degli esempi , tra l’altro, si abbreviano notevolmente i tempi del dialogo.

Bisogna tenere presente che l’attenzione del bambino è limitata e che in breve tempo l’assimilazione dei concetti tende a disperdersi.

Per questi motivi, è consigliabile che il genitore che desidera educare in maniera efficace  i propri figli tenda ad eliminare le urla sostituendole con il dialogo, gli esempi, la coerenza, la calma e la costruttività.

Soltanto così sarà possibile trasmettere al bambino quei concetti che rappresentano il fondamento di un percorso educativo equilibrato.

 

Dr. Roberto Prattichizzo

Psicologo Clinico – Psicoterapeuta

Dr. Simone Ferrazzo

Psicologo Clinico

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