Le decisioni non sono perfette, sono personali

In Psicologia Clinica, Psicologia Clinica Adulti, Psicologia Clinica Famiglia di Centro PSY

Decidere è sempre un atto estremamente impegnativo.

Nella maggior parte dei casi si configura come difficile in quanto non riguarda unicamente il presente, ma spesso anche il futuro.

Ancora più problematica è la situazione in cui vengono coinvolte altre persone, nei confronti delle quali ci si sente in qualche modo responsabili.

Le decisioni sono soggettive, non perfette.

Può sembrare ovvia come affermazione, ma diventa non semplice da accettare se il perfezionismo scorre nelle nostre vene.

Una dicotomia che condiziona moltissimo le proprie scelte è rappresentata dalla comune tendenza a classificare i fenomeni nelle due grandi categorie di buono e cattivo.

L’una cosa certa è che, essendo personali, le decisioni hanno bisogno di confrontarsi con il proprio sistema di valori e bisogni.

Non esistono scelte oggettivamente facili o difficili. A volte anche scegliere cosa mangiare per cena (scelta classificabile come semplice) può essere oggetto di confusione.

La verità è che, in molti casi, non sono le decisioni a essere difficili di per sé, ma è il modo in cui cerchiamo di adattarci al contesto a renderle tali.

Trattandosi di atti volontari soggettivi, le decisioni possono implicare la paura di sbagliare soprattutto in quelle persone poco sicure di sé, “spinte” dal timore di non aver fatto la migliore scelta possibile.

Il perfezionismo

Un fattore che non dovrebbe mai condizionare il potere decisionale è la tendenza al perfezionismo.

Il perfezionismo porta con sé una dura verità: non rende perfetti.

Essere perfezionisti significa non essere mai soddisfatti delle proprie azioni o dei propri risultati.

Ad esempio, portare a termine un lavoro può essere causa di insoddisfazione in quanto si tenderanno a valutare quasi esclusivamente le alternative considerate migliori e non individuate per tempo, senza effettivamente averne prova tangibile.

I perfezionisti vorrebbero che ogni loro decisione fosse perfetta, illudendosi di poter garantire un ristultato eccellente in ogni situazione.

Poiché questa situazione è incompatibile con la realtà, sarebbe auspicabile, per evitare un dispendio di energie, decidere senza essere condizionati dal desiderio di fare la scelta perfetta.

Saper gestire la capacità decisionale è una dote preziosa ed è inoltre indispensabile per prevenire un sovraccarico di ansia e stress.

Insegnare ai bambini a non essere perfetti

Per i bambini decidere è un atto particolarmente difficile, poiché la paura di sbagliare paralizza spesso le loro capacità selettive.

Per evitare che la tendenza al perfezionismo blocchi la volontà dei bambini, è necessario puntare sulla loro educazione, magari affidando loro delle responsabilità in grado di sviluppare la loro capacità decisionale.

È inoltre necessario evitare di essere iperprotettivi, dato che il loro sviluppo implica anche e soprattutto un confronto con eventuali errori.

Sbagliando si impara” è un proverbio molto emblematico, visto che la comprensione degli errori rappresenta il presupposto per non commetterli più.

Aiutare i bambini a capire i propri errori offre loro la strada giusta per maturare ed arricchirsi.

Per questo motivo sarebbe preferibile avere un atteggiamento paziente, in grado di aiutare i piccoli a capire gli sbagli senza sentirsi giudicati.

Il fine principale di un’educazione funzionale è quello di cercare di aumentare il livello di autostima e di fiducia allo scopo di sviluppare l’autonomia.

Ricorrere costantemente alla punizione di fronte agli errori, prevaricando con le nostre scelte i desideri dei più piccoli, può causare un conflitto tra “volere” e “dovere”.

Soffermarsi solo su quello che “si deve fare” potrebbe portare alla difficoltà a distinguere quello che desidera da quello di cui ha bisogno.

Poiché nel bambino questa antitesi viene sentita in maniera estremamente intensa, spetta all’adulto mostrargli la strada per risolvere tale importante conflitto.

Prevenire un dilemma di questo può essere la base per lo sviluppo di una personalità che sia in grado di decidere autonomamente, senza essere spinta dal perfezionismo nè condizionata dal giudizio degli altri.

Una buona decisione dovrebbe essere vantaggiosa non soltanto per chi decide ma anche per le persone coinvolte da tale scelta.

In questo modo, un atto soggettivo potrebbe essere considerato perfetto.

 

 

Dr. Roberto Prattichizzo

Psicologo Clinico – Psicoterapeuta

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