Dire grazie è il primo feedback capace di essere virale

In Psicologia Clinica, Psicologia Clinica Adolescenti, Psicologia Clinica Adulti di Centro PSY

Vivendo nei tempi in cui l’egocentrismo sembra aver preso il posto dell’altruismo, dire grazie è un’espressione oltrepassata, vecchia secondo alcuni, che denota un senso di debolezza in chi la pronuncia.

Si dice grazie per un beneficio ricevuto e pronunciarlo significa esprimere gratitudine nei confronti dell’altra persona.

Eppure pare che il grazie sia un termine poco diffuso, soprattutto se si pensa di essere, in molti casi, migliori di chi ci sta intorno.

Attualmente viviamo in un mondo dove è importante farsi rispettare senza sottomettersi.

L’altruismo è più una forma di soggezione che di benevolenza e i favori che riceviamo vengono considerati spesse volte come un dovere da chi li realizza.

Il grazie ci fa sentire deboli, ci rende vulnerabili perché riconosciamo nell’altro un aiuto a noi necessario.

Altre volte a trattenerci dal dire grazie è una questione di timidezza, perché pronunciare quelle sei lettere è come dover superare un grande ostacolo.

Eppure dire grazie è la prima forma con cui riusciamo a realizzare la tanto agognata uguaglianza sociale perché, se ottengo qualcosa, esprimere un ringraziamento è il modo migliore per riconoscere il merito.

Ed allora come saper dire grazie?

Riconoscere la gratitudine

Sembra facile eppure dire grazie è un gesto che richiede molta ponderazione.

È semplice pronunciare un termine, difficile diventa attribuirne un significato.

Si dice grazie quando si è grati per qualcosa come piccoli favori, o grandi doni, oppure si è riconoscenti se si vivono esperienze che aumentano uno stato di benessere.

Il riconoscimento è quella sensazione provata quando si sta bene con qualcuno, quando si provano emozioni che danno un senso alla propria vita.

Puoi ricevere un aiuto inaspettato, o un aiuto ad una tua richiesta, ed in entrambi i casi riconosci l’importanza del gesto.

Capisci che senza quel supporto non avresti potuto farcela, oppure senza quella mano tesa non avresti vissuto esperienze differenti.

La riconoscenza si misura in base a ciò che ricevi e la gratitudine consiste nel voler contraccambiare ciò che hai ricevuto.

Non sapendo come sdebitarti ti basta pronunciare grazie per lanciare un messaggio positivo alle altre persone.

Apprezzare ciò che si possiede

Spesso ad impedirci di dire grazie è il continuo confronto fra noi ed il mondo.

Guardiamo gli altri e vediamo una vita piena e ricca, a differenza della nostra che appare inutile e monotona.

L’apparenza inganna, così come l’invidia che, anziché lasciar tempo per migliorare se stessi, alimenta un senso di frustrazione verso noi stessi.

Prima di vedere gli altri sarebbe buono guardare ciò che si possiede cercando di ricordare come si è giunti a quel punto.

Il lavoro, una laurea, un partner, una casa rappresentano dei traguardi, così come fare pace con un amico o acquistare quel qualcosa con tanti sacrifici.

Apprezzare ciò che è tuo ti consente di essere riconoscente principalmente con la tua vita, imparando di conseguenza a soppesare tutto ciò che ti circonda.

Se sai che per raggiungere un traguardo hai affrontato degli ostacoli, riuscirai ad ammirare tutto ciò che ricevi dal prossimo distinguendo l’utile da tutto quello che è superfluo.

Quando ti accorgerai che quel dono è importante per te, ammirerai chi te lo ha fatto guardando con occhi diversi il mondo che ti circonda.

Iniziare con piccoli passi

I bambini elargiscono grazie in ogni occasione: quando escono, quando giocano, quando compiono semplici gesti che possono apparirci insignificanti.

Stessa cosa vale per gli adulti che potrebbero ringraziare quando sembra inutile, anche verso se stessi se ciò può essere d’aiuto.

Non esiste un modo per dire grazie, non ci sono libri di bon ton che insegnano come e quando ringraziare qualcuno.

Si tratta di un atto spontaneo che spesso esce dal cuore.

La spontaneità è frutto delle buone abitudini apprese con esercizi continui e ripetuti.

Ringrazia la commessa del supermercato, l’operatore al telefono, chi ti cede la precedenza sulla strada o chi ti fornisce un’informazione.

Ringrazia il collega che ti offre il caffè o il messaggio di un amico che si è ricordato del tuo compleanno.

Il grazie è il primo feedback capace di essere virale e, contemporaneamente, moderno.

Trasmette sensazioni positive perché è sinonimo di buona azione. Allo stesso modo insegna agli altri ad essere riconoscenti verso il mondo e, come se fosse una macchia d’olio, la positività si trasmette ad una community più o meno vasta.

Dire grazie per ottenere rispetto

Non è vero che il grazie ci rende vulnerabili, anzi!

Chi riceve gratitudine impara la gratitudine e vedrà in noi una persona da stimare.

Siamo esseri umani ed il nostro cervello è sviluppato al fine di identificarci negli altri.

Acquisiamo involontariamente milioni di informazioni e fra queste trova spazio la gratitudine degli altri verso noi stessi.

Insegniamo a chi ci circonda ad essere riconoscenti con il prossimo diventando inconsapevolmente degli influencer per gli altri.

Siamo un esempio, meravigliamo se ringraziamo anche per un nonnulla e con tale atteggiamento riusciamo a trasmettere un messaggio importante: quello del rispetto.

Se ringrazio qualcuno per un favore ricevuto, sono alla pari con chi mi circonda.

Divento uguale all’altro e l’altro percepisce questa sensazione, mettendosi a suo agio e confrontandosi con me ad armi pari.

Il grazie è uguaglianza con il mondo e saper dire grazie è il primo passo per migliorarlo.

 

Dr. Roberto Prattichizzo

Psicologo Clinico – Psicoterapeuta

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