Comprendere e superare la fine di un amore

In Psicologia Clinica, Psicologia Familiare di Centro PSY

La fine di una relazione sentimentale rappresenta sempre un evento traumatico e si pone nel corso della vita come punto di svolta. Indipendentemente dalle motivazioni e dalle circostanze che producono la rottura del legame d’amore, il momento in cui realizziamo che la storia è finita stabilisce nella nostra memoria affettiva un “prima” e un “dopo”: un prima dove l’altro c’era e un dopo in cui si è da soli; un prima dove si era in coppia con una progettualità o una qualche visione di un futuro congiunto, e un dopo tutto da costruire, incerto e indecidibile. Questa frattura temporale stabilisce una discontinuità sia nel modo di percepire noi stessi e il partner che nel rapportarci ad amici, familiari, conoscenti e al mondo intero. E più è drastica la scissura tra il prima e il dopo il rapporto d’amore, più sono profondi la sofferenza, il senso di fallimento personale e il dolore, sentimenti che possono farsi talmente acuti da ostacolare a lungo l’elaborazione del distacco e la tensione verso un futuro senza l’ex-partner.

Alcuni di noi reagiscono allo stress e al trauma dell’amore finito risollevandosi e, seppure a fatica, ricercando un nuovo equilibrio grazie, prima di tutto, all’accettazione del distacco come la conseguenza fisiologica di una relazione che non funzionava e che, se fosse proseguita, avrebbe generato per anni più problemi, tristezza e disagio di quelli patiti nel corso della sua attuale conclusione.
Per altre persone, invece, la fine di un amore raggiunge o supera le proporzioni dilanianti della tragedia e del lutto più nero. In questi casi, lo shock emozionale dato dalla perdita dell’altro è come una frattura interna che si esprime nell’ossessione, nella depressione, nell’insonnia e nel rifiuto fermo e disperato di accettare il distacco come parte stessa della propria vita. Il distacco è avvertito da alcuni come una patologia inaccettabile, è un fallimento insopportabile, è percepito come la disfatta estrema che sottrae ogni senso al vivere.

Paradossalmente, quanto più la relazione d’amore è stata conflittuale, frammentaria, insoddisfacente e infelice, tanto più l’elaborazione del distacco diventa complessa. E, viceversa, quelle storie d’amore vissute con pienezza ed armonia che, seppur dolorosamente, si concludono, sono anche quelle che lasciano meno traumi dietro di sé. La differenza tra chi supera il trauma del distacco e chi indugia nel lutto, a volte sino all’annullamento di se stesso, consiste nella capacità di individuare una continuità tra il “prima” e il “dopo” la rottura, ovvero nel saper dare un senso alla storia conclusa e trarne un insegnamento utile nel futuro sentimentale.

Ogni relazione, anche la più problematica, infelice o feroce contiene un significato importantissimo e un insegnamento che spesso si palesa nella sua conclusione e nella dinamica del distacco. Per esempio, ci sono persone votate all’autosacrificio, che stallano in relazioni in cui fanno ogni cosa pressoché da sole nell’attesa irrealistica di cambiare l’altro; oppure, lunghe vicende amorose che somigliano a baratti sessuali, dove il solo valore che “tiene” è la garanzia del controllo e della fedeltà reciproca. La casistica delle relazioni finite è comunque immensa e può riguardare anche i rapporti che hanno funzionato per anni ma che, da un certo punto in poi, non hanno retto al cambiamento di uno o di entrambi i partner, dovuto alla loro soggettiva crescita personale. Non è un caso che alcune coppie “scoppino” dopo eventi emotivamente critici: la laurea, il nuovo lavoro, il matrimonio o la nascita di un figlio. Circostanze positive, certo, che comunque richiedono ai membri della coppia un “salto evolutivo” congiunto, a volte impossibile.

L’elaborazione del distacco segue percorsi inevitabilmente diversi da caso a caso, ma risulta più laboriosa quando almeno uno dei partner non ha maturato un Sé autonomo e una rappresentazione abbastanza precisa dei bisogni affettivi per appagare i quali ha intrapreso il rapporto. L’attaccamento ostinato a una persona che ci rende infelici e insoddisfatti è un chiaro riflesso di un conflitto interiore, il segnale della confusione interna davanti alla quale ci si trova nel momento in cui una relazione degrada, si sfalda, ci tormenta e ci frammenta in mille pezzi.

Corsi, ricorsi e condanne d’amore. Un classico dell’elaborazione complicata di un distacco sono i corsi e i ricorsi. Il tornare insieme, rettificare comportamenti precedenti e scambiarsi il ruolo di giudice e di imputato per poi assolversi in una pantomima amorosa di durata variabile. Ci si espone così ad una reciproca condanna amorosa che pare inevitabile e che procura, almeno temporaneamente, la sensazione di evitare quel distacco da cui si è persa l’opportunità di imparare qualcosa e di voltare pagina.

Ma abbiamo bisogno anche di questo, a volte: reiterare gli errori nella convinzione illusoria che, ripetuti un certo numero di volte, produrranno soluzioni.

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