“Diversità” in azienda: come valorizzare il capitale umano

In Psicologia del Lavoro di Centro PSY

Secondo le più recenti tendenze, nei quadri aziendali, è stato introdotto ed applicato un nuovo concetto, quello della diversità.

Valorizzare le differenze

La diversità riguarda diversi aspetti: le abilità, l’orientamento sessuale, il genere, la religione, l’etnia.

Si è evidenziato come, tenendo in considerazione le differenze delle caratteristiche di ogni impiegato nei vari settori delle aziende, la qualità del lavoro sia decisamente migliore.

Una volta individuate tali differenze si passa poi alla loro valorizzazione, che si realizza promuovendo gli aspetti che tipicizzano gli individui.

In tal senso, la diversità non è soltanto un valore aggiunto, ma una base su cui costruire tutto il percorso lavorativo.

E’ chiaro che una donna offrirà prestazioni lavorative migliori nel momento in cui verranno prese in considerazione le sue capacità intellettive rispetto alla forza fisica, il tutto rapportato a quelle di un uomo.

Le donne si sono spesso rivelate ottime guide, possedendo grandi capacità di leadership.

Questo è un semplice esempio, ma che può essere indicativo. Si tratta praticamente di promuovere l’inclusione delle abilità personali, al fine di migliorarne le prestazioni e di conseguenza quelle dell’azienda.

Il diversity manager

La finalità principale di qualsiasi attività lavorativa rivolta ad un pubblico è quella di anticipare le necessità della clientela.

Valorizzare i diversi talenti del personale impiegato nei vari settori aziendali diventa quindi un presupposto utilissimo.

A tal proposito, nasce in Italia, una nuova figura: il “diversity manager“.

Generalmente si tratta di un laureato (in psicologia, in legge, in filosofia, oppure economia e commercio) che dirige  un gruppo di persone denominato “diversity team“.

Egli ha  il compito di coordinare i suoi interventi confrontandosi sul concetto di diversità, partendo dal presupposto fondamentale che nessuno è uguale agli altri.

A tutt’oggi la figura del diversity manager è in fase di studio, in quanto si tratta di un concetto molto recente, non esistendo nemmeno riferimenti legislativi.

Nell’ultimo anno il loro numero è aumentato in maniera esponenziale, ma sempre troppo poco se paragonati a quelli già operativi in America, in Inghilterra e nel Nord Europa, dove rappresentano una realtà già dagli anni sessanta.

Alcuni interrogativi

Tra i vari tipi di diversità, quelli che ancora oggi suscitano maggiori interrogativi sono correlati alle etnie ed agli orientamenti religiosi.

Infatti ambedue questi aspetti possono condizionare moltissimo le performance operative dei soggetti.

Si è visto che i gruppi dirigenziali misti hanno alte probabilità di essere leader di settore in termini di redditività.

Esistono poi leggi imposte da alcune religioni che, ad esempio, impediscono determinati lavori, discorso valido anche per le etnie.

È logico che, in questa ottica, se un impiegato viene forzato a compiere determinate attività lavorative che vanno contro ai propri principi, si può capire come possa venire quasi violentato. Di conseguenza, le sue prestazioni ne risentono in maniera estremamente negativa.

Al contrario, il confronto tra persone di diversi orientamenti in vari settori, si rivela proficuo per le imprese.

In questo ambito, si è osservato che sono le grandi aziende, spesso molto aperte al rinnovamento, a mostrarsi più sensibili a queste problematiche, anche in rapporto alla presenza, nel loro organico, di diversity manager.

Le piccole imprese, magari a conduzione famigliare, spesso non hanno la preparazione necessaria per affrontare un progetto di questa portata, che è naturalmente portato ad esaltare le competenze.

I vantaggi della diversità

Un’impresa dovrebbe attivare le politiche aziendali per la diversity tenendo presente che la diversità è ricchezza a livello produttivo perchè permette di:

  • anticipare le necessità della clientela;
  • effettuare dei rinnovamenti operativi;
  • valorizzare i vari talenti del personale;
  • creare un ambiente stimolante.

Le imprese che seguono la filosofia della diversity, valorizzando i differenti talenti degli impiegati, arrivano ad ottenere fino al 30% di rendita in più per ogni dipendente, con un incentivo di guadagno che sfiora il 17%.

Uno degli obiettivi che si prefiggono le aziende aderenti al progetto diversity è piuttosto ambizioso: si tratta di cercare una convivenza tra etica e business.

L’auspicio è che i principi morali dell’individuo che stanno a capo di un’impresa siano armonicamente compatibili con i profitti, abbattendo ogni tipo di discriminazione.

Si è anche notato che, per una ditta che segue tale politica aziendale, la diversità rappresenta un valore aggiunto non soltanto in termini di mercato, ma anche da un punto di vista umano ed etico.

 

Dr. Roberto Prattichizzo

Psicologo Clinico

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