Affrontare la fine di una relazione sentimentale

In Psicologia Clinica, Psicologia Clinica Adulti di Centro PSY

La fine di una relazione sentimentale rappresenta sempre una profonda ferita emotiva, che porta con sé anche numerose implicazioni comportamentali, sia per chi lascia che per chi è lasciato.

Sono estremamente numerose le modalità tramite cui si realizza un abbandono.

Può accadere che tale situazione avvenga inaspettatamente, che sia stata preannunciata da tempo o può verificarsi in seguito ad un tacito accordo derivante dalla consapevolezza di essere incompatibili.

Si tratta comunque di una situazione simile al lutto, in quanto il distacco da una persona amata viene vissuto come una crudele ferita psichica.

Essa può essere la causa di varie situazioni: perdita, distacco, separazione, morte, fuga, crisi esistenziale.

Nonostante questa molteplicità la matrice comune è rappresentata dalla sofferenza, più o meno intensa, a seconda delle singole personalità.

Le modalità di abbandono sono tutte uguali?

È diverso se siamo convinti della scelta (seppur doloranti), se siamo stati umiliati oppure costretti a lasciare l’altro, se lasciamo o veniamo lasciati.

Anche se qualsiasi distacco è una lacerazione spirituale, se ne possono distinguere tre differenti modalità.

  • Separazione

Si tratta di solito di una decisione condivisa da entrambi i partner e non imposta dall’uno e subita dall’altro.

È  un processo accompagnato da dialogo e spiegazioni che non implica una cancellazione, ma lascia aperta la porta ad un mutamento di prospettive interpersonali.

Ci sono coppie che ciclicamente si separano per “pause di riflessione”, ma poi ritornano insieme,  le tipiche “coppie a fisarmonica”.

Ma può anche succedere che la separazione sia vissuta come una tragedia in quanto definitiva ed irrecuperabile.

  • Abbandono

L’abbandono è di solito inaspettato ed imprevisto, in questo caso c’è una netta separazione di ruoli tra chi abbandona e chi è abbandonato.

Questo non significa che sia soltanto uno dei partner a soffrire, anzi il dolore può essere maggiore per chi si assume la responsabilità di interrompere la relazione.

Si tratta comunque di un evento squilibrato, non condiviso e spesso imposto, una forma di violenza emotiva che segna profondamente.

  • Perdita

La perdita è un evento contro cui è impossibile combattere, lo si deve necessariamente accettare a causa della sua ineluttabilità.

L’unico “conforto” è rappresentato dal ricordo che non deve venire rimosso, in quanto può dare un senso al vissuto precedente. Infatti nell’elaborazione del lutto i ricordi giocano un ruolo di primaria importanza.

Dopo l’abbandono

Dopo un abbandono è necessario recuperare sé stessi in quanto, nonostante sia venuta meno la realtà di coppia, quella di unicità continua ad esistere.

Solitamente si attraversano tre fasi successive:

la prima fase del dolore è il momento della solitudiine, del rimpianto, della nostalgia e dei ricordi. In questa fase ci si sente vittime di una profonda ingiustizia e la disperazione di solito si accompagna ad una profonda svalutazione personale;

la seconda fase della rabbia è il momento in cui si scoprono le colpe del partner e si prova una cocente delusione in quanto si percepisce il comportamento altrui come decisamente sbagliato;

la terza fase dell’accettazione rappresenta il periodo conclusivo del “lutto amoroso” quando, finalmente, ci si distacca dal partner e si incomincia ad ipotizzare un mutamento della propria esistenza allo scopo di soffrire di meno e di voltare pagina.

Vivere la sofferenza ed elaborarla sicuramente non è un processo è facile.

È vero però che attorno ai rapporti si accumulano ambivalenze immense quali:

  • il desiderio di legarsi e la voglia di sentirsi liberi;
  • la necessità di sicurezza contrapposta alla fame di nuovi stimoli.

Spesso si tende a contrapporre l’idea di un’autonomia individuale a quella dell’essere una coppia, mentre i due aspetti non sono per nulla antagonisti.

Infatti, una relazione sentimentale equilibrata deve lasciare spazio alle aspirazioni di entrambi i partner, senza diventare una gabbia da cui è difficile evadere.

L’abbandono ci può lasciare soli, ci può immergere nella paura della solitudine oppure di un altro incontro, ma può anche aprire a nuove possibilità. Sembrerà banale, ma darsi il permesso di vivere questo dolore può aiutare, guarire, imparando a volersi bene veramente.

 

Dr. Roberto Prattichizzo

Psicologo Clinico – Psicoterapeuta

 

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