Insegnanti nel mirino dei bulli

In Psicologia Clinica, Psicologia Clinica Adulti, Psicologia Clinica Famiglia di Centro PSY

Una cosa è certa: il bullismo non è un problema che vede protagonisti solo ed esclusivamente gli studenti. Anche gli insegnanti, infatti, sembrano essere nel mirino dei bulli.

 

Le testimonianze a tale riguardo non sono poche.

Tuttavia, è bene precisare che non si tratta di semplici episodi di quotidiana vita scolastica ma di veri e propri soprusi che devono allarmare non poco sia il sistema scolastico che le famiglie.

Di sicuro, sarà capitato anche a te di sentir parlare di questo fenomeno che nell’ultimo periodo sta diventando a dir poco dilagante.

Vediamo, dunque, di scendere più nel dettaglio e di capire quali sono le ragioni di una simile deriva e, soprattutto, cosa si può fare per cercare di limitarne i danni.

Nel mirino dei bulli

Basta un semplice video o una fotografia a mettere alla berlina un insegnante. È questo il dato di fatto che accomuna le scuole italiane da nord a sud, senza distinzione alcuna. Tra l’altro, è bene sottolineare che se in alcuni casi gli insegnanti si sono limitati ad agire per vie legali, in altri hanno dovuto addirittura procedere con il cambio del proprio cognome.

Come è facile intuire, le ripercussioni possono essere gravissime oltre che devastanti sotto il profilo esclusivamente psicologico. Depressione, ansia, disturbi di natura alimentare: sono questi alcuni degli effetti dei soprusi da parte dei ragazzi ai danni degli insegnanti.

Un aspetto da non trascurare è poi quello relativo al fatto che si tratta a tutti gli effetti di un vero e proprio cyberbullismo che potrebbe essere potenzialmente ancora più pericoloso di quello tradizionale, raggiungendo un numero più vasto di persone in pochissimo tempo.

Pubblicare un contenuto in rete permette ad un numero indefinito di persone di salvarlo e l’insegnante non può avere in alcun modo contezza di quante siano le persone che effettivamente hanno visto quella determinata condivisione e di quante ne hanno una copia salvata.

Ciò rende il bullismo dei nostri tempi ancora più preoccupante.

D’altro canto, c’è anche da dire che la polizia postale nel corso del tempo ha messo a segno numerose operazioni attraverso le quali sono stati limitati questi fenomeni anche se la diffusione in rete, essendo capillare, è difficilissima da arginare in maniera definitiva.

Il bisogno di coordinamento tra genitori e insegnanti

Le ragioni per cui questi avvenimenti accadono possono essere molteplici. Tra le tante, il tutto può accadere quando l’alleanza psicoeducativa con i genitori viene meno.

Oggi l’insegnante è spesso visto come un nemico e, fino a quando non ci saranno strategie comuni, per  il docente sarà ancora più difficile ottenere dei risultati. Sarebbe necessario un lavoro di coordinamento fra genitori e insegnanti per la condivisione degli obiettivi: pochi, chiari e ben esplicitati. Questo lavoro andrebbe fatto a inizio anno con tutta la classe e le poche regole di convivenza civile stabilite dovrebbero essere rispettate a ogni costo (finché è possibile almeno).

In ogni caso  la collaborazione dei genitori è necessaria. Se essi non sostengono la decisione dell’insegnante nessun intervento di questo genere ha più senso. I ragazzi devono sapere che genitori e insegnanti saranno irremovibili poiché,  se non lo saranno, perderanno l’autorevolezza.

Pur essendo vero che nel corso degli anni sono mutati non poco i comportamenti sociali e, di conseguenza, anche il rapporto tra insegnanti e alunni, è altrettanto vero che a non dover venire mai meno è il rispetto reciproco. Per tale ragione, è fondamentale riuscire a comprendere il limite che esiste tra una relazione sana ed un legame con gli alunni che, nel corso del tempo, potrebbe trasformarsi in qualcosa di più pericoloso.

Alcuni docenti cercano un dialogo paritario con gli allievi, concedendo ad esempio l’amicizia su Facebook o partecipando ai gruppi su WhatsApp. Può essere una mossa incauta: per quanto oggi i rapporti siano meno gerarchici, sarebbe opportuno salvaguardare  la distinzione dei ruoli.

 

dr. Roberto Prattichizzo

Psicologo Clinico – Psicoterapeuta

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